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Itinerario Essenziale per auto, moto e camper

VISITARE IL PARCO DEL DELTA DEL PO IN POCHISSIMO TEMPO E NON PERDERSI NULLA? E' POSSIBILE,  BASTA CONOSCERE... LA STRADA GIUSTA!!!

Visita il Parco del Delta del Po con la   tua auto, in moto o camper, in completa autonomia, scarica la mappa ed il  Road Book di un viaggio essenziale, che ti porterà alla scoperta della terra più giovane d'Italia, un territorio unico ed affascinante pronto a sorprenderti con i suoi ritmi lenti, gli ampi spazi ed i precari equilibri. 

 Perché l' itinerario essenziale? Spesso  chi arriva da fuori mi chiede come visitare il delta del Po,  lo spazio di una giornata, con gli amici o insieme alla famiglia, è quanto solitamente ci si può concedere per soddisfare la curiosità di  ammirare "la terra strappata al mare". Gli itinerari nel delta del Po presenti in rete o sulle riviste specializzate sono tanti, variegati, forse troppi, tali da confondere chi non ha confidenza con questo territorio, itinerari spesso orientati da specifici interessi, legati alla singola attività sponsorizzata, e confinati dall'istituzione dei 2 Parchi Regionali, che di fatto divide il territorio nella parte Veneta e nella parte Emiliano-Romagnola.

       Con l' itinerario essenziale ho l'ambizione di guidarti in un  percorso al di sopra delle parti, studiato da chi il Delta lo ha fotografato nei suoi scorci più suggestivi, un percorso ricco ed affascinante. 

         Percorrerai argini, attraverserai il fiume sui ponti di barche, vedrai le foci, le valli, la sacca, il faro, i casoni dei pescatori, i biotopi naturali e le aree protette, vedrai aironi, garzette, folaghe  e svassi, con il sole o con la pioggia, con il vento o con la nebbia, non riuscirai a resistere al fascino di questa terra, che saprà accoglierti con i suoi silenzi,  i tenui colori, il sibilo del vento, i suoi profumi e con la sua gente.

ITINERARIO ESSENZIALE

NOTE DI VIAGGIO 

Da Mesola alla spiaggia di Boccasette:   Il punto di partenza del nostro "itinerario essenziale" verso il delta del Po è il suggestivo Castello estense di Mesola, in provincia di Ferrara, imponente struttura costruita nel 1586, in origine residenza di caccia del duca Alfonso II d’Este, caratterizzata dalle quattro torri merlate, già visibile dalla statale è un bell'esempio di architettura fortificata. Qui possiamo approfittarne per una visita al Centro di Educazione Ambientale  situato proprio all’interno del Castello (A 200 metri Area Sosta Camper), per avere un primo contatto con le peculiarità del territorio  ed allo stesso tempo farsi coinvolgere dal fascino dell'antica struttura

Il nostro itinerario, partendo da questa meravigliosa cornice, si estenderà nel Delta del Po, attraversandolo trasversalmente da sud a nord, toccando 4 comuni delle province di Ferrara e Rovigo in un percorso molto panoramico e suggestivo.

Completata la visita del Castello di Mesola e del suo bel porticato con il nostro mezzo ci dirigiamo in Via Biverare verso Santa Giustina, attraversiamo la statale Romea (chi non ha problemi di altezza può utilizzare il sottopasso) ed azzeriamo il  contachilometri all'incorcio con via Galuppi (vedi Road Book). Percorrendo un bel viale alberato di pioppi cipressini e pini marittimi ci introduciamo nel paesaggio mesolano.

Percorsi appena tre km attraversiamo il bel Bosco di Santa Giustina che si estende su una superficie di circa 101 ettari. Esso, insieme al Boscone della Mesola,  rappresenta la parte residua dell’esteso complesso di foreste termofile litoranee che nel medioevo si estendevano lungo la costa adriatica fino alla foce del Tagliamento.

Proseguendo verso sud ci si imbatte in una bella e curiosa costruzione, Torre Abate, una struttura idraulica costruita nel 1569 durante la grande bonificazione estense. Opera dell'ingegner Isippo Pontoni ed interamente costruito in mattoni a faccia vista, il manufatto aveva funzioni idrauliche di regolamentazione dei flussi idrici, favorendo lo scolo dell'acqua dalla campagna verso il mare ed impedendo la risalita durante l'alta marea. La costruzione era utilizzata anche come torre di guardia e faceva parte della muraglia che proteggeva la tenuta di Mesola.
Già lontana dalle grandi vie di comunicazione, è ambientata in un contesto gradevole, con un laghetto per la pesca sportiva ed area picnic.  Con la sua austera presenza, è guardiana della zona paludosa circostante. Qui, possiamo già scorgere i tratti caratteristici del territorio, specchi d’acqua, canna palustre e silenzio, ed iniziamo a sentire aria di delta del Po.

Proseguiamo attraversando il piccolo borgo di Alberazzo e raggiungiamo la S.P. 27, svoltiamo a sinistra verso Goro. Per chi volesse visitare il Boscone della Mesola e deviare dal nostro itinerario è possibile imboccare dopo 900 mt una piccola strada asfaltata,  che conduce direttamente all’ingresso del Boscone. Qui è possibile sostare e noleggiare biciclette, spesso è presente un chiosco ambulante dove è possibile rifocillarsi. Il consiglio è comunque quello di valutare bene i tempi, la visita al Boscone, in genere richiede uno spazio adeguato che mal si concilia con l’essenzialità del nostro itinerario.

 Per chi seguirà “l’itinerario essenziale” senza deviazioni, avrà l’opportunità di attraversare comunque il boscone dopo appena 1 km, viaggiando sulla S.P.27. Una massa boschiva di particolare bellezza costituita da lecci, pioppi e carpini vi sorprenderà e si proporrà a naturale quinta per l’ingresso nel delta del Po.

Ed infatti è così, appena uscirete dal bosco proseguendo verso Est, vi coglierà l’impressione che il delta si presenti a voi: il paesaggio sempre più piatto, i pochi alberi, l’argine in lontananza e la luce diversa del cielo, ci offrono la sensazione che effettivamente qualcosa sta per succedere. Non chiedetemi spiegazioni di questo fenomeno, so che probabilmente è un’illusione, ma la percezione è tale. E' un po' come quando da bambini d'estate si viaggia verso il mare.. c'è un punto in cui si ha la sensazione che il mare sia proprio vicino.

Dopo pochissimi chilometri (Km 13.2 del nostro Road Book) raggiungiamo la sommità dell'argine del Po di Goro, il ramo più meridionale del delta del Po. Formatosi con la rotta (alluvione) di Ficarolo del 1152 che ha di fatto determinato la conformazione del "delta moderno" il Po di Goro è uno dei rami più suggestivi. Proprio da questo punto arginale possiamo notare la caratteristica del fiume pensile: anche ad occhio è facile verificare che il livello dell'acqua è ben più alto del livello della campagna circostante. Entriamo finalmente in Goro, paese di pescatori, famoso per il suo porto e negli ultimi anni punto di riferimento per la pesca della vongola. La storia del paese è recente dato che il territorio  si è formato negli ultimi 3 secoli. Il porto, che è uno dei più importanti dell'alto adriatico merita una visita; se sarete armati di macchina fotografica non vi sarà difficile cogliere qualche buona immagine.  Se l'ora è quella giusta troverete i ristoranti della zona all'altezza della rinomata tradizione.

Ripartiamo in direzione Gorino, per raggiungere il primo ponte di barche (o chiatte), costruito appunto con l'utilizzo di grosse barche che sorreggono la carreggiata. E' una tecnica costruttiva tradizionale e più economica rispetto ai normali ponti a campate sospese. Attraversarlo a passo d'uomo, poco al di sopra del pelo dell'acqua è sempre emozionante ed il rumore delle assi di legno sollecitate dai pneumatici ci impone una riflessione sulla effettiva stabilità della struttura. (In caso di piena o manutenzione il ponte può essere chiuso, per info tel. 0426388322 orario d'ufficio).  Pagato il pedaggio completiamo l'attraversamento e guadagnamo la sommità arginale. Ora siete veramente nel delta del Po e precisamente nell'Isola di Ariano. Le mie origini venete non si smentiscono e rivelano quel filo di campanilismo a cui sono affetti tutti gli abitanti delle terre di confine. Noi veneti affermiamo che il delta del Po è nostro e,  se geograficamente l'affermazione è vera, non lo è dal punto di vista storico e geomorfologico. Prima della già citata rotta di Ficarolo del 1152, il fiume Po sfociava a sud di Comacchio, nell'alveo che ora è del fiume Reno legittimando di fatto la costituzione del Parco del delta Po Emiliano Romagnolo.

Raggiunta la sommità arginale ci dirigiamo verso est, la foce è veramente vicina. Seguendo il corso del fiume, assecondiamo il suo percorso, il panorama intorno a noi è sconfinato, e per la prima volta avremo la sensazione di essere lontani da tutto e da tutti. In questo tratto del fiume, trovandoci sull'argine nord, è molto facile imbatterci in spettacolari controluce valorizzati dai riflessi dell'acqua del fiume, da catturare con la macchina fotografica. Guardando verso sud, oltre l'argine ferrarese il paesaggio si dimostra generoso, i canneti e gli specchi d'acqua che circondano la Sacca di Goro offrono il riparo a numerose specie di uccelli, quali aironi e garzette, che non ci sarà difficile catturare col nostro obiettivo. Davanti a noi, in lontananza possiamo scorgere il faro del Bacucco e pregustare lo spettacolo della foce. Quando arriverete in prossimità del km. 28,6 del nostro  Road Book  è obbligatoria una sosta: lo scenario di fronte a voi è da "meditazione", l'abbraccio tra fiume e mare è uno spettacolo unico ed evocatore di pensieri profondi. Per me la foce del fiume ha sempre rappresentato un'affascinante attrazione, non ne conosco il motivo, ma  fin da bambino ho desiderato vedere il fiume sfociare nel mare.: "Il mistero del ciclo della vita che si rinnova, il contatto e la fusione di due elementi diversi rappresentati dall'acqua dolce e dall'acqua salata, Il significato di libertà rappresentato dall'acqua che rinchiusa negli argini si trova finalmente libera e senza costrizioni". Il soffio del vento ed il richiamo degli uccelli saranno la nostra colonna sonora

Prima di ripartire (solo in determinati periodi dell'anno), è possibile fare una breve ma suggestiva escursione in barca al faro del Bacucco, che si trova al di là del fiume, fermarvi al ristorante, oppure fare una passeggiata sull'isola dei gabbiani , scanno formatosi con i detriti trasportati dal fiume dove migliaia di gabbiani reali nidificano nella bassa vegetazione.

Ora possiamo ripartire, scendendo dall'argine proseguiamo per l'unica strada a nostra disposizione, ora il contatto con il territorio è più deciso, siamo nell'estremo lembo dell'Isola di Ariano, gli spazi sconfinati  e le rare costruzioni ci regalano un'ambientazione unica, un paesaggio singolare anch'esso evocativo di filosofici pensieri.

Al Km 34,6 del nostro Road Book svoltiamo a destra e raggiungiamo  il secondo ponte di barche sul Po di Gnocca,  anche qui si deve pagare il pedaggio, procedere a passo d'uomo ed attraversare, (In caso di piena o manutenzione il ponte può essere chiuso, per info tel. 0426388322 orario d'ufficio), siamo a Santa Giulia, piccola frazione del Comune di Porto Tolle, proseguiamo verso est lungo l'argine. Il paesaggio è affascinante, il Po sulla destra con i suoi pioppi, salici e canneti, l'Isola della Donzella sulla sinistra con i suoi ampi e luminosi spazi ci propongono un susseguirsi di immagini cartolina.

 Per meglio rendere l'emozione che si può provare nel percorrere questo tratto arginale voglio condividere con voi le parole che una gentile turista mi ha regalato: "Di quanto ho visto, il piacere più grande è stato salire sulla sommità dell’argine. Non mi era mai capitato prima, è una posizione emozionante sia per la sua caratteristica di dominio sia per la sensazione di temerario bilico fra tre elementi. La terra pettinata dall’uomo, l’acqua lenta e l’aria più vicina che mai per il gentile volo, a me parallelo, costante e quasi alla portata di mano, di un gabbiano."

 Dopo pochi chilometri percorsi sull'argine arriviamo alla Sacca degli Scardovari,  come ci ricorda il suo nome è una sorta di golfo marino delimitato a sud dalla foce del Po di Gnocca ed a nord dalla foce del Po di Tolle. I suoi bassi fondali favoriscono l'allevamento delle cozze e delle vongole, che sono diventate in poco tempo una fonte di reddito importantissimo per le genti del delta. La strada che costeggia la sacca è lunga circa 23 Km, non pochi, ma sapranno ricompensarvi nel giusto modo. Dovete sapere che gran parte delle suggestive e romantiche fotografie che si vedono del delta sono state colte proprio in questo tratto. Armatevi quindi di macchina fotografica e durante il percorso vi invito a non  lesinare le soste, il cuore del delta è questo... bisogna sentirne il battito. Dopo pochissimi chilometri vi imbatterete nel magazzino del riso, una costruzione semisommersa e semidistrutta, testimone del flagello che colpì il delta negli anni 50-60, il bradisismo provocato dall'estrazione del metano, che ne determinò l'abbassamento del livello del suolo anche di 2-3 mt. Proseguendo lungo la costa non vi sarà difficile godere della presenza di aironi e garzette, ma la Sacca di Scardovari è un ambiente unico, perché associa alla sua facile fruibilità la presenza anche di specie come la strolaga mezzana, lo smergo minore, lo svasso cornuto, il falco pescatore, la pittima minore e voltapietre elevandosi a meta ideale per il birdwatching. Per chi volesse godere in maniera più approfondita ed appagante dell'ambiente deltizio vi suggerisco una sosta all'Oasi di cà Mello (km 49,8 del nostro Road Book), un enorme canneto di circa 40 ettari, che, data la posizione e la scarsità di vegetazione nei dintorni, rappresenta un importante punto di sosta per i passeriformi migratori, tanto che al suo interno era stata attivata una stazione fissa di inanellamento, ora dismessa. In determinati periodi dell'anno è possibile fruire di visite guidate nel percorso pedonale attrezzato. Ripartiamo verso est, dove ben presto oltre alle fantastiche vedute paesaggistiche, è possibile ammirare le caratteristiche cavane, costruite nelle vicinanze degli allevamenti dei mitili, sono casette che i pescatori utilizzano per il ricovero delle barche, delle attrezzature di pesca, nonché per i servizi di minima. Stiamo completando il giro della Sacca di Scardovari, siamo molto vicini al mare. In prossimità del Km. 61,7 abbiamo l'opportunità di effettuare una sosta per visitare la spiaggia di Barricata. La recente costruzione del vicino villaggio turistico ne ha compromesso l'aspetto selvaggio che la caratterizzava, per questo vi consiglio di inoltrarvi a piedi nella parte sud raggiungibile dallo stesso argine che completa la Sacca con accesso pedonale al Km 61,1. Superato il vicinissimo stabilimento balneare, seguendo la battigia, a poche decine di metri, vi troverete a passeggiare in un groviglio di legni e relitti portati dal mare, un paesaggio da day after (non so descriverlo altrimenti) veramente insolito. I bambini ( e non solo) si divertiranno a trovare i legni più strani. Al km 61,7 è possibile una sosta per osservare il ramo del  Po di Tolle che lentamente sfocia nel mare. 

Proseguendo verso nord lungo la S.P. 38 in direzione Porto Tolle, ed attraversando il maestoso Po di Venezia (Po Grande)  raggiungeremo il paese di Pila che lasceremo sulla Sx per dirigerci lungo l'argine verso il Villaggio dei Pescatori. Non immaginatevi il classico paesetto da cartolina con casette e campanile, bensì preparatevi a cogliere l'essenza antropologica del delta. Una fila di baracche e pontili, addossate alla riva del fiume,  dall'aspetto spesso precario e disordinato, evocano  il duro lavoro che l'uomo ha da sempre dovuto affrontare in quel rapporto stretto  di rispetto, sfida e riconoscenza con il fiume ed il mare. In questo luogo del delta i contrasti si percepiscono all'istante: le moderne attrezzature di pesca stridono con l'aspetto romantico ed evocatore del circostante paesaggio. Le auto parcheggiate lungo l'argine ci suggeriscono che la  povertà di una volta è solo un lontano ricordo. L'imponente ed opprimente centrale termoelettrica appena al di là del fiume,  ferisce il delta del Po, e rimanda violentemente alla stessa nostra esistenza dominata dai contrasti.

Facciamo inversione ad U, riportandoci verso Pila, la attraversiamo per raggiungere il Porto di Pila . Oggi la pesca è l'attività economica più importante della zona e le attrezzature all'avanguardia ne garantiscono efficienza e produttività. Potete rivolgervi direttamente ai pescatori che ritornano dalla giornata di pesca per acquistare cozze, vongole, alici, sarde, seppie, cannocchie e calamaretti. 

Riprendiamo il nostro viaggio per affrontare l'ultimo tratto, quello che ci condurrà nel delta delle valli e dei canneti, ricco di flora, fauna, odori e colori. Ci dirigiamo verso Boccasette, situata nell'isola di Ca venier, è una piccola frazione di Porto Tolle, vi è collocata la piccola chiesetta risalente al 1848, il più antico edificio dell'intero territorio comunale. Boccasette è anche meta ideale per gli amanti del Birdwatching dato che le valli, la spiaggia e gli scanni sono abitati dai una grande e variegata quantità di animali. Superato il paese in prossimità dell'argine teniamo la destra, dopo poche centinaia di metri ci troveremo nel sistema vallivo di Valle Ripiego e Valle Chiusa. La strada si snoderà attraverso le valli regalandovi scorci di natura vera. Non vi sarà difficile imbattervi in aironi, garzette ed anatidi da immortalare con la macchina fotografica. In questo luogo ho potuto godere dei più bei tramonti mai visti in vita mia. Quando la luce cala e tutto si colora, il volo degli aironi si staglia nel cielo ed  i rumori della valle sembrano penetrarvi. Dopo aver goduto di uno spettacolo simile si ha come la sensazione di essere intrusi, di disturbare un mondo nel quale, almeno per una volta, non abbiamo il diritto di entrare.

Proseguiamo per  altri 3 km e raggiungiamo il parcheggio della Spiaggia di Boccasette. Situata sull'isolotto di boccasette è raggiungibile attraverso un ponticello pedonale. La vista del mare, gli ampi spazi, la sabbia bianca ed il retroterra assolutamente unico rappresentano la degna conclusione del nostro coinvolgente viaggio.   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le foto del  Delta del Po

sono di    Fabio Negri

Vietata la riproduzione anche parziale. Tutti i diritti riservati

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